da "La Repubblica-Il Lavoro" del 24 luglio 2008 - di Raffaele Niri
Sarà un avvocato (penalista) trentacinquenne, con profonde radici nell´Azione Cattolica e un presente lettiano, che fino allo scorso anno andava (volentieri, ma da ospite) alle settembrate a mangiare frittelle e ad assistere ai dibattiti, il nuovo coordinatore della Festa dell´Unità. Che, del resto, non si chiamerà neanche così: si chiamerà "La Festa" e solo nelle coccarde che - come da tradizione - verranno appiccicate all´ingresso, ci sarà la scritta "Festa Unità Democratica".
Aria nuova in cucina e non solo per la scelta del giovane Raffaele Caruso - estrazione cattolica, con l´esordio nell´ultima Democrazia Cristiana - per il ruolo che fu di personaggi mitici della macchina comunista come Renato Penzo o Michele Bartolozzi: la Festa (che si svolgerà, di nuovo sotto la tensostruttura della Marina della Fiera dal 26 agosto al 14 settembre) proverà a riflettere età e speranze della nuova classe dirigente (dal segretario Victor Rasetto al capogruppo in Comune Simone Farello, dal responsabile regionale della immagine Simone Mazzucca a quello della comunicazione del Pd genovese Raffaele Maurici, tutti sui trent´anni o poco più).
Così la novità centrale della Festa sarà un campus che, tra l´altro, rilancerà su grandi schermi - con l´aiuto di uno studio televisivo - la vita quotidiana dei volontari. Ma guai a chiamarlo "Grande Fratello rosso": è la Festa che si racconta, giorno dopo giorno, e fa emergere, come spiega Maurici «le storie personali, le radici dei singoli, l´autenticità della militanza: il Partito Democratico è fatto di persone in carne e ossa, che hanno un passato da difendere e speranze proiettate sul futuro. Di questo vogliamo parlare».
Zero polemiche sul nome della Festa (a Bologna sono rimasti al nome di sempre, Festa dell´Unità, a Roma si chiamerà "Ciao, bella", a Reggio Emilia "FestaReggio", a La Spezia come a Genova), il tema centrale, in questi giorni nella sede di piazza De Marini, è quello dei contenuti. Spiega il nuovo coordinatore, Raffaele Caruso: «La Festa è un avvenimento popolare, una tradizione radicata: è la parte più sana del partito, quella sempre e comunque inattaccabile, che si impegna in prima persona, per settimane. E´ la passione, la voglia, il cuore: l´impegno a fare politica. Ebbene, cercheremo di raccontare questo cuore, usando le tecnologie ma facendo leva sulle nostre radici».
L´idea nuova si chiama "Campus": un gruppo di persone che si incontra a metà pomeriggio, approfondisce il tema del dibattito della sera, produce materiali insieme, poi insieme cena, va al dibattito e dà il suo contributo. Tutto questo viene raccontato, anche dietro le quinte e parallelamente uno studio televisivo (e anche in questo caso si tratta di un´esperienza formativa) racconta i ragazzi del Campus e quelli che, da sempre, preparano frittelle. Poi, intorno, ristoranti e attrazioni di sempre: perché la festa dell´Unità potrà anche cambiar nome, ma è come la Nutella, guai a cambiare un solo ingrediente ad un prodotto vincente.
Aria nuova in cucina e non solo per la scelta del giovane Raffaele Caruso - estrazione cattolica, con l´esordio nell´ultima Democrazia Cristiana - per il ruolo che fu di personaggi mitici della macchina comunista come Renato Penzo o Michele Bartolozzi: la Festa (che si svolgerà, di nuovo sotto la tensostruttura della Marina della Fiera dal 26 agosto al 14 settembre) proverà a riflettere età e speranze della nuova classe dirigente (dal segretario Victor Rasetto al capogruppo in Comune Simone Farello, dal responsabile regionale della immagine Simone Mazzucca a quello della comunicazione del Pd genovese Raffaele Maurici, tutti sui trent´anni o poco più).
Così la novità centrale della Festa sarà un campus che, tra l´altro, rilancerà su grandi schermi - con l´aiuto di uno studio televisivo - la vita quotidiana dei volontari. Ma guai a chiamarlo "Grande Fratello rosso": è la Festa che si racconta, giorno dopo giorno, e fa emergere, come spiega Maurici «le storie personali, le radici dei singoli, l´autenticità della militanza: il Partito Democratico è fatto di persone in carne e ossa, che hanno un passato da difendere e speranze proiettate sul futuro. Di questo vogliamo parlare».
Zero polemiche sul nome della Festa (a Bologna sono rimasti al nome di sempre, Festa dell´Unità, a Roma si chiamerà "Ciao, bella", a Reggio Emilia "FestaReggio", a La Spezia come a Genova), il tema centrale, in questi giorni nella sede di piazza De Marini, è quello dei contenuti. Spiega il nuovo coordinatore, Raffaele Caruso: «La Festa è un avvenimento popolare, una tradizione radicata: è la parte più sana del partito, quella sempre e comunque inattaccabile, che si impegna in prima persona, per settimane. E´ la passione, la voglia, il cuore: l´impegno a fare politica. Ebbene, cercheremo di raccontare questo cuore, usando le tecnologie ma facendo leva sulle nostre radici».
L´idea nuova si chiama "Campus": un gruppo di persone che si incontra a metà pomeriggio, approfondisce il tema del dibattito della sera, produce materiali insieme, poi insieme cena, va al dibattito e dà il suo contributo. Tutto questo viene raccontato, anche dietro le quinte e parallelamente uno studio televisivo (e anche in questo caso si tratta di un´esperienza formativa) racconta i ragazzi del Campus e quelli che, da sempre, preparano frittelle. Poi, intorno, ristoranti e attrazioni di sempre: perché la festa dell´Unità potrà anche cambiar nome, ma è come la Nutella, guai a cambiare un solo ingrediente ad un prodotto vincente.
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